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Una mente matematica in un salotto vittoriano

Augusta Ada Byron, figlia del poeta Lord Byron, nasce a Londra nel 1815. La madre, terrorizzata dall’idea che la figlia erediti il temperamento instabile del padre, le impone fin da bambina uno studio rigoroso di matematica e logica: una scelta educativa insolita per una ragazza dell’epoca, che si rivelera’ decisiva.

Nel 1833, a diciassette anni, Ada conosce Charles Babbage, matematico e inventore che sta lavorando a un progetto ambizioso: una macchina meccanica capace di eseguire calcoli complessi in autonomia, il motore analitico (Analytical Engine).

Il motore analitico e le “Note”

Nel 1842 l’ingegnere italiano Luigi Federico Menabrea pubblica un articolo in francese sul funzionamento del motore analitico. Babbage chiede ad Ada di tradurlo in inglese. Lei fa molto di piu’: aggiunge una serie di note personali, molto piu’ lunghe dell’articolo originale.

Nella celebre Nota G, Ada descrive un algoritmo dettagliato per calcolare i numeri di Bernoulli attraverso la macchina di Babbage. E’ considerato il primo programma per computer della storia, scritto un secolo intero prima che esistesse il primo calcolatore elettronico.

Oltre il calcolo: l’intuizione visionaria

Cio’ che rende Ada Lovelace una figura straordinaria non e’ solo l’algoritmo in se’, ma la sua intuizione: capi’ che una macchina capace di manipolare numeri avrebbe potuto, in linea di principio, manipolare qualsiasi simbolo — lettere, note musicali, immagini — se opportunamente codificato.

Scrisse che il motore avrebbe potuto comporre musica elaborata, se le regole armoniche fossero state tradotte in istruzioni per la macchina. Un’idea che anticipa concetti alla base dell’informatica moderna, dai linguaggi simbolici all’elaborazione multimediale.

Fu anche la prima a porre un limite filosofico chiaro: il motore, scrisse, “non ha la pretesa di dare origine a nulla” — puo’ solo eseguire cio’ che gli viene ordinato. Un’osservazione che decenni dopo sarebbe stata al centro del dibattito sull’intelligenza artificiale, citata esplicitamente da Alan Turing.

Un’eredita’ che dura da due secoli

Il motore analitico non fu mai completato in vita di Babbage: mancarono i fondi e la tecnologia meccanica dell’epoca non era all’altezza del progetto. Il lavoro di Ada rimase per decenni una nota a margine di un progetto mai realizzato.

Solo nel Novecento gli storici dell’informatica riscoprirono l’importanza del suo contributo. Oggi in suo onore esiste un linguaggio di programmazione, Ada, sviluppato negli anni ‘80 per il Dipartimento della Difesa statunitense, e ogni anno a ottobre si celebra l’Ada Lovelace Day, dedicato alle donne nella scienza e nella tecnologia.

Ada Lovelace mori’ nel 1852, a soli 36 anni. Ma l’idea che un giorno le macchine avrebbero potuto fare molto piu’ che calcolare numeri — un’idea nata in un salotto vittoriano, davanti a ingranaggi di ottone che non avrebbero mai girato — si e’ rivelata, con quasi due secoli di anticipo, assolutamente esatta.

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